Diario di Bordo
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IL RELITTO DEL THISTLEGORM - Ottobre 2003
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Suona la sveglia allungo un braccio per prenderla sono le 3,30 del mattino. mi alzo e sveglio la "camola" di Matteo, compito arduo, ma dopo qualche schiaffetto l'animale apre gli occhi: è fatta!!!!! Recuperiamo le torce subacquee e scendiamo al parcheggio a prendere la nostra Toyota. Arrivati al porto ci mettiamo a cercare la nostra barca, la San Marco. Appena scesi nel pozzetto vediamo 10 attrezzature tecniche bibombola, gav anulari, svariati erogatori reel ecc. Ma dove stiamo andando dice Matteo lasciando trapelare una certa ansia. scegliamo un giaciglio sottocoperta per riposare le nostre membra. ci aspettano 4 ore di navigazione. sono le 5 del mattino e un rumore sordo ci sveglia il gruppo dei russi con il bibo sta preparando l'attrezzatura fotografica. riprendiamo il nostro sonno. Sono le 6 del mattino di nuovo quel rumore sordo ci sveglia. Sono ancora loro con le loro attrezzature fotografiche. Cerchiamo di dormire sono le 7,30 ancora quel rumore ci sveglia. Non è possibile sono ancora loro con le loro attrezzature fotografiche; è una cosa seria!!!! |
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Rinunciamo al dormire ormai siamo quasi arrivati. Sistemo la mia videocamera digitale nella sua custodia ed aspetto. Sono le 8,30 la barca incomincia la manovra di avvicinamento, e il mio socio egiziano Yasser si prepara a scendere in acqua per ancorare la barca direttamente sul relitto. Io e Matteo ci prepariamo e scorgo ancora quel senso di ansia nei suoi occhi; non poteva essere altrimenti vedendo l'equipaggiamento dei nostri colleghi russi. Assemblata la nostra bombola di 12 Lt caricata con nitrox N 32 indossate le mute da 3 mm siamo pronti per scendere. Yasser risale e ci da il segnale di OK; si va. Io ero un po' in tensione considerato il fatto che ero sceso una sola volta in questo relitto, nel 1996 e comunque con la guida ed ora invece toccava me guidare. Saltiamo. una corrente pazzesca cerca di allontanarci dalla cima di discesa: " ma com'è che a fatica riesco appena ad avvicinarmi? ca....o non ho messo le pinne: incominciamo bene!!!! ". |
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Con estrema fatica conquisto la scaletta della barca, Yasser mi stende le pinne ora si va davvero. Scendiamo lungo la cima con estrema cautela facendo attenzione a non perdere il contatto con la stessa altrimenti la corrente ci porta ad Urgada in 10 minuti. Intorno ai - 15 l'immensa sagoma del Thistlegorm si presenta ai nostri occhi. Seguiamo la cima fino al punto di ancoraggio; siamo nella zona centrale poppiera nella quale una bomba tedesca colpì in pieno la stiva munizioni provocando una tremenda esplosione sventrando la nave che in pochi secondi colò a picco il 6 Ottobre del 1941. Molliamo la cima, ora lo scafo ci protegge dall'estrema corrente. Dopo poche pinneggiate un carro armato capovolto testimonia la tragedia della nave. Attraversiamo l'area dell'esplosione e ci portiamo sul fianco sinistro della nave e ci dirigiamo verso la poppa inclinata di 45/50 gradi sul suo lato sinistro. arriviamo in fondo e scorgiamo l'immenso timone che nasconde parzialmente l'immensa elica quadripala. Ci infiliamo tra il fondo e la struttura motrice della nave due dentici ed una grossa cernia ci osservano incuriositi. Siamo a - 33 m. |
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Risaliamo lungo una pala dell'elica e poi su nel ponte alto della poppa; scorgo il cannone puntato verso il nulla. Ma Matteo dov'è? Faccio una breve ripresa e cerco l'animale. Supero il ponte e scendo lungo la sua inclinazione dall'altra parte; eccolo la seduto sul seggiolino della contraerea, osservo delle strane bolle uscire dal suo erogatore, mi avvicino un po' spaventato; tu tu tu tu, l'idiota stava sparando ad un branco di carangidi enormi che gli gironzolavano intorno. Un'occhiata al manometro; ci sono ancora 110 bar di Nitrox. Lasciamo la zona "guerriera" della nave, oltrepassiamo la zona dilaniata dell'esplosione e ci infiliamo nella stiva alta del ponte 3. Appena entrati percorriamo un corridoio che dopo pochi metri ci mostra in una delle sue porte i bagni della nave, probabilmente il bagno del capitano visto che all'interno era presente una vasca da bagno. Proseguiamo lungo il corridoio e sbuchiamo nella stiva. Moto, camion, macchine illuminate dalla luce che penetra dall'apertura sovrastante assumono un aspetto spettrale e malinconico e mettono di fronte ai nostri occhi quei momenti drammatici che le hanno portate in fondo al mare. |
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I bip dei computer si fanno sentire siamo al limite della curva, sono ormai 37 minuti che siamo ad una profondità compresa tra i -33 ed i -24. Un'occhiata al manometro ci sono ancora 80 bar di Nitrox. Risaliamo velocemente attraverso l'apertura, siamo sul ponte di coperta della nave. uno sguardo ai computer: siamo a -20 ed abbiamo ancora 8 minuti di curva, si va, esploriamo il ponte di coperta. Ci dirigiamo verso la zona prodiera della nave cercando di avere sempre davanti un ostacolo in modo da avvertire meno la forte corrente che abbiamo contro. Passiamo sotto l'albero di trinchetto abbattuto e ci avviamo verso le cabine dell'equipaggio. Ci affacciamo dalle porte per vedere cosa ci aspetta nella prossima immersione, attraversiamo l'intero scafo e giù a favore della corrente nel lato di tribordo per raggiungere velocemente la cima, ma non prima di aver buttato l'occhio nelle cabina di comando. Ci avvinghiamo alla cima e iniziamo la lenta risalita. abbiamo un ora di intervallo di superficie per desaturarci un po', e nel frattempo sostituiamo la bombola. |
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Per la prossima immersione useremo Nitrox 36. Ora l'esplorazione si faceva seria. Tutta l'immersione doveva essere fatta all'interno dello scafo, vi dico la sincera verità non sapevo dove iniziare e dove avrei finito. E' l'ora. Scendiamo di nuovo lungo la cima la corrente ha raddoppiato la sua intensità, era difficile anche rimanere aggrappati alla cima. arrivati alla profondità di -25 scorgiamo l'ingresso alle stive molliamo la cima e ci infiliamo nell'apertura. percorriamo velocemente il lungo corridoio degli alloggi già visitato nella precedente immersione, arriviamo alla prima stiva, e scendiamo nel pozzo che ci avrebbe portato al ponte inferiore nella zona delle caldaie. Mi accorgo che sul fondo c'era moltissimo limo e faccio segno a Matteo di fare attenzione alla sospensione. I computer fanno sentire il bip siamo fuori dal range della Ppo2 siamo a -29. Giriamo intorno alle caldaie e torniamo sui nostri passi cercando di passare alla stiva successiva in direzione della prua. Non c'è passaggio, decidiamo di risalire per trovarlo ad una quota minore. Siamo nel ponte di partenza, quando sulla mia sinistra scorgo un piccolo passaggio dove si poteva passare. |
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Ci infiliamo era veramente stretto, ma l'esperienza fatta nella Grotta Giusti ci è stata d'oro. Ci troviamo in un corridoio di tre metri di larghezza dove sotto di noi ci sono auto, moto e camion, sopra, a trenta centimetri, il ponte. Come delle serpi scivoliamo lungo il budello in fondo trovo una paratia, dove apparentemente non c'era uscita, mi giro sulla mia destra e vedo una guida al di là del reticolato che mi gesticola come nel dirmi che ca....o fate li, lo mando a cagare e mi giro per guardare Matteo. Si era infilato nel tetto di un camion e guidava: incredibile!!!!!! Lì e nato il nuovo brevetto della Cicciosub: il Mona Divers. Trenta secondi per decidere cosa fare cioè se tornare indietro o proseguire tentando di attraversare le due fenditure della paratia. Si, nella paratia!!!!! Una breve occhiata allo squarcio per vedere dove e se c'era lamiera tagliente, e via tutte le tecniche imparate nelle immersioni della Grotta Giusti dovevano essere usate. Ci mettiamo in perfetto assetto come siluri con le mani unite e braccia allungate, le braccia passano poi una spalla poi l'altra ora il torace, ora le braccia e le mani fanno da leva sull'altro lato della paratia siamo passati. Ora il budello si allarga un po' lo percorriamo fino in fondo, siamo a prua vediamo l'unione delle due fiancate che da forma all'imponente fendi acque della nave. |
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Mi giro un attimo per vedere e memorizzare il percorso appena fatto, che Matteo si era già infilato in una botola dove nemmeno un pesce pagliaccio sarebbe passato. Lo prendo per le gambe e lo tiro fuori, con segni strani e vigorosi cerca di farmi capire che lì sotto c'è qualcosa. gli do l'ok, cerco un altro passaggio per scendere nella stiva sottostante. Seminascosto da un camion e da un vagone ferroviario scorgo un pozzo che portava ad un livello inferiore della nave. Debbo trovare un passaggio sicuro sia per l'andata ma soprattutto per il ritorno erano trascorsi già trenta minuti. Trovato!!! Tra la ruota ferrata del vagone e gli assi posteriori del camion si poteva passare. Un'occhiata al manometro 110 bar, un'occhiata al computer 12 minuti di curva, si va! Come due danzatrici del ventre ci infiliamo tra le assi d'acciaio dei due mezzi e sotto di noi la stiva strapiena di fucili da guerra, munizioni, bombe a mano e mine, allungo l'occhio a Matteo e gli faccio cenno di non toccare assolutamente il fondo, le mine ancora funzionano!!!! |
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Setacciamo la stiva e i bip ricominciano, 3 minuti di curva. risaliamo velocemente ci aspettano ancora le cabine di prua e il ponte di comando. Scorgo un altro passaggio che sicuramente ci avrebbe portato direttamente sotto le cabine di prua. Ci infiliamo ed in un attimo siamo di fronte ad esse entriamo. Facciamo la solita accurata ispezione e come sempre Matteo esce da un percorso alternativo. Sul soffitto delle cabine c'è un piccolo boccaporto aperto e Matteo sta uscendo di li. Lo seguo, usciamo praticamente dalla punta della prua davanti al salpa ancore. Siamo scoperti la corrente è forte fortunatamente ci spinge nella giusta direzione. arriviamo all'altezza della cabina di comando, ci affacciamo dagli oblò per scorgere il punto d'ingresso, è dall'altro lato. Semi nascoste dai rottami e dai detriti dell'esplosione scorgiamo le due porte d'ingresso. |
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Entriamo vediamo subito i buchi della strumentazione di plancia, chiaramente gli strumenti sono stati "evacuati" da chi, a suo tempo, scoprì per primo questo relitto. Con la lampada illumino il soffitto e scorgo una strana formazione corallina sulla quale sono deposte alcune uova di squalo. Impossibile che il corallo riesca a vivere in questa oscurità, eppure è così la natura non smette mai di stupirci. I minuti di decompressione cominciano ad accumularsi, è ora di uscire. Guadagniamo di nuovo la cima e dopo 6 minuti di decompressione siamo in barca. Posso dire soltanto una cosa l'immersione più bella delle 900 che ho fatto! |
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